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Attualità Demografia e migrazioni Interventi

Non credete ai poveri untori

Riportiamo l’articolo di Maurizio Ambrosini su l’Avvenire del 4 agosto: “Covid-19, migranti e derive parolaie. Non credete ai poveri untori”.

Il nesso tra immigrazione e pericolo Covid-19 sta agitando la scena politico-mediatica, oltre che le vacanze degli italiani, assumendo varie sembianze inquietanti: gli sbarchi, anzitutto, ma anche i rientri dall’estero, i focolai di infezioni nei centri di accoglienza, nonché le fughe dagli obblighi di quarantena. Spiace che non solo politici in cerca di facili consensi, ma anche analisti qualificati partecipino alla “caccia agli untori”, mediante usi spericolati dei dati e associazioni improprie tra fenomeni sociali (persone che si muovono attraverso i confini) e aspetti politici (il colore del governo in carica).
L’idea che gli immigrati (poveri) portino malattie è una delle leggende nere più ricorrenti e inossidabili. Chi ha un po’ di memoria potrebbe ricordare, per limitarci agli ultimi anni, i tentativi di bloccare l’accoglienza dei profughi a causa dell’epidemia di Ebola in alcuni Paesi africani, oppure l’allarme per la presunta diffusione della Tbc tra le forze dell’ordine che presidiavano gli sbarchi. Voci infondate, eppure di grande impatto mediatico…

Leggi tutto l’articolo: https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/non-credete-ai-poveriuntori

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Attualità Interventi

Il negazionismo da sindrome egoistica a strumento politico

Ezio Mauro, “La Repubblica”, 2 settembre 2020, scrive che il negazionismo del virus “è prima di tutto una forma di egoismo. Nego la sua stessa esistenza, e in questo modo sono esonerato dal peso del problema, dalla responsabilità di farmene carico…Non mi sento implicato emotivamente nelle sue conseguenze.” Negando l’esistenza stessa del virus sono dispensato dal provare empatia, pietà, solidarietà nei confronti delle persone colpite.

Il negazionismo permette di rinchiudersi in un guscio per difendere il proprio ego e rimuovere le profonde paure, sospingendole fuori dalla propria illusoria bolla. […]

Continua a leggere il comunicato di Genova Solidale

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Amici della Storia Iniziative Storia

Il crollo della civiltà della tarda Età del bronzo

Giovedì 10 settembre 2020 ore 18

L’Associazione Amici della Storia di Ispra organizza la videoconferenza:

Il crollo della civiltà della tarda Età del bronzo

Relatore: Amos Necci
della Associazione Amici della Storia

La conferenza si svolgerà in diretta streaming all’indirizzo https://youtu.be/4rTlok7KZhk

A lungo si è pensato che il mondo di tremila anni fa fosse un luogo primitivo, con un’economia ridotta su breve scala, ma gli ultimi decenni di scavi archeologici hanno, invece, portato alla luce un mondo incredibilmente organizzato e vasto, sorprendentemente simile al nostro, tanto da poterlo definire “globalizzato”. L’Età del Bronzo appare, infatti, come un’epoca di fiorenti commerci, di evoluzione tecnica e culturale, di rapporti diplomatici internazionali, di sottili equilibri politici. Lo stagno, necessario per ottenere il bronzo delle armi e degli utensili, proveniva dall’Afghanistan, il rame da Cipro: come il petrolio di oggi, erano le merci più ambite, e sul loro commercio era fiorita un’intesa internazionale che, pur non utilizzando ancora la moneta, coinvolgeva tutti i grandi imperi del Mediterraneo e della Mezzaluna fertile.

Il quadro archeologico ci restituisce un’organizzazione solida e funzionale, che sembrava intramontabile a chi ne faceva parte, ma che cadde di schianto attorno al 1200 A.C.. Seguirono lunghi secoli bui. Come sia stato possibile che l’intero mondo civilizzato piombasse nel caos rimane uno dei grandi misteri dell’archeologia. Per decenni gli archeologi hanno avuto un solo ed unico colpevole da additare: i “Popoli del Mare”. Non sappiamo con esattezza chi fossero, ma al loro arrivo è associata la caduta di regni millenari. Oggi, invece, sappiamo che la situazione al tempo della tarda Età del Bronzo era molto più complessa di come inizialmente ipotizzato. Sono stati scoperti nuovi indizi che dimostrano che proprio in quegli anni erano in atto cambiamenti climatici, guerre, migrazioni e rivolte. Problemi regionali che, esplodendo a catena, ne trascinarono altri, fino a diventare problemi di tutti.

I nomi dei regni antichi evocano avvenimenti lontani, ma le loro vicende sono così “moderne” che la loro storia suona come un monito rivolto al nostro mondo. La crisi del 2008, il cambiamento climatico, l’incidente nucleare di Fukushima, la guerra dei dazi tra USA e Cina e il Covid-19 hanno dimostrato che il mondo globalizzato in cui viviamo è piu fragile di quanto immaginassimo. Nell’epoca dell’economia mondiale, delle crisi finanziarie e di Internet, sarebbe di nuovo possibile un collasso del nostro intero sistema economico e sociale? Oggi, gli esperti di finanza e di rischio si interrogano su questa eventualità. Si chiamano “rischi sistemici” e rappresentano la possibilità che l’intero sistema finanziario subisca un crollo repentino dal quale non sappia risollevarsi.

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Attualità Demografia e migrazioni Libri e filmati

Il razzismo è in casa nostra

Segnaliamo un libro di recente pubblicazione sul tema del razzismo, sul quale il Centro Filippo Buonarroti è attivo da tempo con conferenze, dibattiti ed approfondimenti, tesi a portare gli ideali di solidarietà e fratellanza dal cielo degli ideali all’azione concreta per la loro realizzazione.

Il razzismo è in casa nostra

Antologia
Edizioni Lotta Comunista, biblioteca Giovani

Libertà ed uguaglianza rimangono punti fermi dell’ideologia democratica, ma la vita pratica si fa beffe dei grandi princìpi. E l’ideologia si modella sulle contraddizioni della lotta senza quartiere per l’estrazione e la spartizione del plusvalore: il razzismo è un tipico prodotto del capitalismo.
Lo sviluppo imperialistico è un immenso processo di proletarizzazione e di migrazione. I nuovi venuti formano una manodopera molto mobile, ricattabile perché senza diritti, docile, facile da sfruttare a basso costo nell’agricoltura, nei ristoranti, sulle impalcature dei cantieri, in fonderia, nella logistica e pulizia delle aziende. Razzismo e xenofobia servono per dividere e sfruttare meglio la classe operaia.
L’internazionalismo comunista è stata l’unica politica che ha saputo tirare fuori i giovani, i lavoratori dal labirinto degli interessi e dei massacri della classe dominante. “Proletari di tutti i paesi unitevi”, senza distinzione di razza, di sesso, di etnia, di religione non è un principio astratto, ma è la realtà concreta dei produttori sociali, di quegli “invisibili” che fanno girare il mondo in qualunque frangente.