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Storia

Foibe, esodo giuliano-dalmata e vicenda del confine orientale

Segnaliamo l’articolo di Giancarlo Restelli sul sito restellistoria

Giorno del Ricordo 2022
Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Una storia rimossa

Nel 2004 il Parlamento italiano ha istituito il Giorno del Ricordo, nell’intento di far conoscere che cosa è accaduto al confine orientale d’Italia. Ci sono stati dibattiti, ricerche e pubblicazione di libri (a volte buoni) e articoli di giornale. C’è stato anche il tentativo di parlarne a scuola. Nella legge però c’è una lacuna. Si accenna giustamente alla tragedia delle foibe e al dramma dell’esodo ma non c’è alcun accenno alla politica seguita dallo Stato italiano in Istria e Dalmazia dal 1918 fino al 1943-45.

E’ il tema della “Italianizzazione forzata” delle popolazioni slovene e croate, ossia la fascistizzazione della maggioranza slava nei territori ora italiani.

Esempio, l’imposizione della sola lingua italiana nelle scuole e negli uffici pubblici, l’italianizzazione dei nomi e cognomi slavi, la forte riduzione della proprietà contadina slava in Istria a vantaggio della proprietà italiana e tante altre leggi vessatorie.

Poi con l’invasione dell’esercito di Mussolini di Slovenia, Croazia e Montenegro, a partire dal 1941 fino al ‘43, dobbiamo parlare di veri e propri crimini di guerra commessi dall’esercito italiano e dalle formazioni militari fasciste.

Alla fine avremo decine di migliaia di vittime slovene e croate nei campi di concentramento italiani e vittime delle rappresaglie italiane in questi territori.

Questo testo esamina le vicende del confine orientale a partire dalla Grande Guerra fino all’esodo forzato degli italiani, cercando di ricostruire quella continuità storica, senza la quale non è possibile comprenderle pienamente.

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Iniziative Storia

Legnano : Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata

Sabato 12 febbraio 2022 ore 16

Biblioteca Augusto Marinoni – via Cavour, 3 – Legnano

Il giorno del ricordo

Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata: una storia rimossa

Giancarlo Restelli

Il video è disponibile sul canale youtube di Giancarlo Restelli: https://youtu.be/lp5dzTHx9ME

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Amici della Storia Iniziative Scienza Storia

L’Universo ha avuto un’ origine? Mito e scienza

Giovedì 10 febbraio 2022 ore 18.00
Auditorium Club House – Centro Comune di Ricerca – Ispra

L’Associazione Amici della Storia

organizza la conferenza-dibattito

L’Universo ha avuto un’origine?
Miti e scienza

Intervengono
Roberta Lenzi, del Centro Filippo Buonarroti
Stanislaw Cieslik, della Associazione Amici della Storia

Sin dall’inizio l’uomo si interroga sull’origine del mondo in cui vive: le prime teorie al riguardo sono forse da collocare nel Paleolitico o ancor prima. Per avere teorie più articolate, dobbiamo attendere la rivoluzione neolitica e le successive civiltà del mondo antico. Testi mesopotamici, egizi, vedici, ebraici, persiani, latini e greci ci forniscono le risposte, a volte fantasiose, a volte con una fragile base scientifica, che gli uomini dei tempi lontani hanno saputo suggerire sulla genesi del mondo. Anche alcuni racconti di gruppi etnici sudamericani possono completare il quadro.

Il pensiero scientifico è emerso progressivamente a partire dai filosofi greci: Aristarco di Samo fu il primo a proporre un sistema eliocentrico. Bisognava aspettare l’epoca moderna per far emergere le teorie scientifiche come quella di Kant-Laplace. Soltanto nel Novecento le ipotesi sulla formazione dell’Universo presero forma: Big Bang, esplosione iniziale accaduta 13,8 miliardi di anni fa. Ma sarà vero? Nessuno potrà mai verificare questa ipotesi, non potendo tornare indietro nel tempo. Esamineremo anche i rapporti fra le ipotesi scientifiche e le religioni.

 

All’ingresso del Club House gli addetti alla vigilanza richiedono il  super green-pass.
All’ingresso dell’auditorium vi sara’ chiesto di fornire il vostro nominativo: nel caso in cui pensiate di partecipare e per evitare assembramenti, vi chiediamo di comunicare i vostri dati rispondendo all’indirizzo email amici.storia@gmail.com
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Iniziative Storia

I deportati politici di Legnano nei lager nazisti

Sabato 29 gennaio 2022 ore 16.00

Biblioteca Augusto Marinoni – Legnano

Conferenza pubblica

I deportati politici di Legnano nei lager nazisti

Relatore Giancarlo Restelli, insegnante di lettere, ricercatore storico e della Shoah

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Iniziative Storia

Le complicità italiane nella deportazione degli ebrei

Venerdì 28 gennaio 2022 ore 11.30

ANPI Gallarate

Conferenza pubblica

Le complicità italiane nella deportazione degli ebrei

Relatore Giancarlo Restelli, insegnante di lettere, ricercatore storico e della Shoah

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Iniziative Storia

Riflessione a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia

Giovedì 27 gennaio 2022
ISIS Antonio Bernocchi – Legnano

In occasione della Giornata della Memoria

Riflessione a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia

con Laura Leali Momigliano e Gloria Ratti

La conferenza è disponibile al link: https://youtu.be/pCH8ktyEMU8

 

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Iniziative Storia

I deportati politici di Castano Primo nei lager nazisti

Giovedì 27 gennaio 2022 ore 21.00

Presso la Sala Comunale di villa Rusconi

Iniziativa a cura della Casa del Popolo, A.N.P.I e AUSER di Castano Primo
in collaborazione con il Centro Filippo Buonarroti
Con il patrocinio del Comune di Castano primo

Conferenza pubblica

I deportati politici di Castano Primo nei lager nazisti

Relatori: Gian Luigi Bandera, Giancarlo Restelli

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Interventi Storia

Una riflessione tra passato e presente

Riportiamo il discorso celebrativo tenuto a Gallarate dal prof. Giancarlo Restelli in occasione del Giorno della Memoria

Giorno della Memoria 2022

Gallarate – Cimitero monumentale, 23 gennaio ’22

Una riflessione tra passato e presente

Auschwitz, 27 gennaio 1945

Il 27 gennaio del 1945 un’avanguardia dell’esercito sovietico entrò nel campo di Auschwitz e il mondo da quel giorno cominciò a conoscere che cosa era avvenuto nel più grande campo di annientamento che l’uomo aveva progettato e realizzato contro l’uomo. In circa due anni di pieno funzionamento del campo di Auschwitz furono deportate circa un milione e mezzo di persone, prevalentemente ebrei di tutta l’Europa, e un gran numero di polacchi e russi non ebrei più alcune decine di migliaia di Rom e Sinti, ossia le popolazioni nomadi dell’Europa centrale e orientale.

Quando il campo fu liberato emerse subito la terribile contabilità di Auschwitz-Birkenau: del milione e mezzo di deportati, circa 900.000 ebrei furono assassinati nelle camere a gas al loro arrivo mentre altre decine di migliaia morirono a causa del lavoro sfibrante, di ridotte razioni alimentari, a causa di malattie e violenze quotidiane.

Da Auschwitz e da quel 27 gennaio di 77 anni fa nacque una parola che riassume tutto l’orrore dei campi nazisti: Shoah. Shoah vuol dire “catastrofe”, “distruzione” del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale: sei milioni di ebrei furono assassinati dal ’39 al ’45 e la metà in strutture di messa a morte come Auschwitz, dotate di camere a gas e forni di incenerimento.

Shoah e altri genocidi

Ma la grande tragedia della Seconda guerra mondiale non ha coinvolto solo gli ebrei. Facciamo fatica a capire quanti siano 48 o 50 milioni di persone che vennero uccise nel corso della guerra e la maggioranza erano civili morti per i bombardamenti, la fame, le violenze della guerra, le stragi contro i civili… Quindi bambini, donne, vecchi vittime della guerra. Anche la morte nei lager nazisti va purtroppo al di là dei milioni di ebrei morti nelle camere a gas dei campi di sterminio: ad Auschwitz furono uccisi anche i Sinti tedeschi con i prigionieri di guerra polacchi e russi mentre in altri lager, come Mauthausen e Dachau, a finire nel meccanismo di messa a morte furono i partigiani di tutta Europa, gli antifascisti, gli operai che avevano scioperato, persone che avevano aiutato gli ebrei e i soldati nemici in fuga. Anche qui la contabilità di quelli che furono chiamati Triangoli Rossi arriva a milioni di deportati di tutta l’Europa. E poi gli omosessuali e i Testimoni di Geova rappresentano altre componenti di questa galassia infinita che furono i lager nazisti.

Le deportazioni dall’Italia

Anche l’Italia pagò un prezzo molto alto al terribile bilancio dei campi tedeschi. Dopo l’8 settembre del 1943 dal nostro Paese furono deportati:

650.000 soldati dell’esercito italiano (divennero IMI) / 30-40.000 morti
24.000 Triangoli Rossi (operai in sciopero, partigiani, antifascisti…) / 10.000 morti circa
100.000 lavoratori rastrellati in Italia per lavorare come schiavi nei lager / difficile calcolare il numero di morti
8.000 ebrei cittadini italiani che finirono nelle camere a gas di Auschwitz / tornarono poche centinaia di persone

In totale almeno 800.000 italiani conobbero la prigionia e molti la morte al di là delle Alpi. Una deportazione imponente, forse ancora oggi non del tutto conosciuta.

Le deportazioni da Legnano e Busto Arsizio

Anche le nostre comunità sono state pesantemente investite da forme di repressione finalizzate a mantenere l’ordine nelle fabbriche e procurare manodopera per i lager in Germania e Austria. La deportazione da Legnano ha riguardato una trentina di persone, in prevalenza operai delle grandi fabbriche dell’epoca. A Busto Arsizio addirittura i deportati furono una cinquantina, anche qui con una netta prevalenza dell’elemento operaio. Gallarate ebbe una decina di deportati.

Due episodi sono particolarmente significativi. Ci stiamo riferendo ai fatti del 5 gennaio 1944 alla “Franco Tosi” di Legnano e del 10 gennaio dello stesso anno alla “Comerio” di Busto Arsizio. Otto lavoratori di Legnano furono deportati a Mauthausen, un solo tornò a casa. Sei i lavoratori deportati della “Comerio”. Tre sopravvissuti.

“Mai Più!”

Quando il mondo uscì dalla seconda guerra mondiale e conobbe l’universo dei lager nazisti molti dissero “Mai Più”! La condanna dei criminali nazisti a Norimberga e i tanti processi contro gli aguzzini nei lager sembravano la garanzia più efficace per un mondo migliore.

Purtroppo le cose non andarono in questa direzione, la pace fu subito minacciata dalle due superpotenze uscite vincitrici dalla guerra: Stati Uniti e Unione Sovietica; dopo Hiroscima e Nagasaki nacque l’incubo atomico; la volontà di pace fu sopraffatta da nuovi nazionalismi e nuovi conflitti in Africa, Asia e Medio Oriente. Il messaggio di Auschwitz venne rapidamente dimenticato nelle tante guerre che insanguinarono il mondo dopo il ’45 e nuove dittature opprimevano i popoli, come nell’Europa orientale, dove altri campi di concentramento continuarono a sussistere fino alla caduta del Muro di Berlino.

Neppure il genocidio ebraico sembrò educare a uno spirito di pace e concordia. Erano ancora fumanti le macerie della guerra e addirittura in Polonia, a Kielce, nell’estate del 1946, vi fu un pogrom antiebraico con decine di vittime. Nel 1994 in Ruanda vi fu un nuovo genodicio (contro i Tutsi) con poco meno di un milione di vittime. E poi non dimentichiamo le tante guerre che sono arrivate fino alla fine del Novecento e si sono protratte nel nostro nuovo secolo. E le guerre nate in questi anni, come il terribile conflitto in Afghanistan e in Siria.

Che fare?

Che fare di fronte a tante ingiustizie nel mondo? A tante guerre dimenticate o guerre senza fine dove prevalgono logiche violente per motivi religiosi, razziali o bassamente economici? Purtroppo Auschwitz non ha insegnato nulla a un mondo che appare privo di guida e soggetto a un vero disordine mondiale. Centrali finanziarie muovono ingenti masse di capitali seguendo solo la legge del profitto; milioni di disoccupati e soprattutto giovani sono senza lavoro e con la prospettiva di non trovarlo; grandi masse di persone emigrano per sfuggire le guerre e le dittature oppure per dare un futuro migliore ai propri figli; forme esasperate di xenofobia e razzismo sono la risposta più frequente a chi cerca pace e lavoro lontano da casa.

Si può fare molto

Quindi, che fare? Si può fare molto nonostante tutto. Possiamo insegnare ai nostri figli e ai nostri studenti, se siamo educatori, che al mondo esiste una sola razza. Quella umana. Ed esiste almeno da 40.000 anni in Europa! Geneticamente parlando siamo tutti uguali!

Possiamo insegnare quindi che il razzismo non ha nessuna base scientifica e la “paura dello straniero” è esasperata da partiti, televisioni e giornali che seguono logiche a loro favorevoli: voti, pubblicità televisiva e consenso facile.

Possiamo insegnare a chi vuole ascoltare che oggi la stragrande maggioranza dei migranti in Italia è regolarizzata, lavora, paga le tasse, rispetta la legge ed è integrata nelle nostre comunità. I loro figli nati in Italia parlano perfettamente l’italiano e si sentono italiani a tutti gli effetti. Possiamo insegnare che l’operaio tunisino o egiziano in Italia è uguale all’operaio italiano e tutti e due devono combattere le stesse battaglie sindacali avendo gli stessi interessi da difendere.

Possiamo insegnare che il terrorismo islamico è un grave pericolo ma riguarda frange minuscole, seppure pericolose, di esaltati mentre la totalità dei migranti e di coloro che vivono da tempo con noi è a loro contraria.

“Noi” e “loro”?

Tutto questo non è utopia. Soprattutto dobbiamo finirla con la contrapposizione tra “noi” e “loro”.

Anche durante il colonialismo europeo in Africa, durante l’età dei nazionalismi in Europa e con il fascismo-nazismo al potere la contrapposizione tra “noi” e “loro” sembrava un dato indubitabile. Le conseguenze di questi atteggiamenti furono i massacri coloniali, le guerre in Europa, e lo sterminio di chi non rientrava in determinati “parametri” di purezza razziale, come nella Germania hitleriana gli zingari, gli ebrei, i disabili tedeschi.

Non facciamo che queste logiche abbiano il sopravvento, non giriamo la testa di fronte a chi semina tempesta, cambattiamo ogni giorno la nostra piccola grande “guerra” a favore dell’integrazione, della tolleranza, contro ogni razzismo e ideologia prevaricante. Ricordiamo le tragedie del passato come monito affinchè non si ripetano più.

Contro ogni forma di nazionalismo e razzismo vengono in mente le parole di Dante Alighieri in una sua opera (De Vulgari Eloquentia):

Noi che abbiamo per patria il mondo, come i pesci il mare…”

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Iniziative Storia

Dante, uomo del suo tempo

Martedì 18 gennaio 2022 ore 18.00
Università della Terza Età – Canegrate

Conferenza pubblica

Storia del fascismo

Relatore Giancarlo Restelli, insegnante di lettere, ricercatore storico e della Shoah

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Amici della Storia Iniziative Storia

Dante, uomo del suo tempo

Giovedì 16 dicembre 2021 ore 18.00
Auditorium Club House – Centro Comune di Ricerca – Ispra

L’Associazione Amici della Storia

organizza la conferenza-dibattito

Dante uomo del suo tempo
ma anche del nostro

Relatore Giancarlo Restelli, insegnante di lettere, ricercatore storico e della Shoah

Uomo del nostro tempo oppure uomo del suo tempo?
Nostro contemporaneo o intellettuale immerso nella sua epoca?

A settecento anni dalla morte Dante non cessa di interrogarci sulla sua identità tra Medioevo e modernità.

 

L’accesso viene garantito solo ai possessori di green pass e di un documento di riconoscimento che verranno controllati all’ingresso del Club House da parte degli addetti alla vigilanza.
All’ingresso dell’auditorium vi sara’ chiesto di fornire il vostro nominativo: nel caso in cui pensiate di partecipare e per evitare assembramenti, vi chiediamo di comunicare i vostri dati rispondendo all’indirizzo email amici.storia@gmail.com
Chi non puo’ partecipare alla conferenza puo’ seguire in streaming al link
https://youtu.be/WWdesee1eiU
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Iniziative Storia

Osservando Dante da un’altra prospettiva

Venerdì 24 settembre 2021 ore 20.45

Biblioteca comunale in via Matteotti, 17 – Vanzaghello
Organizzata da ANPI Vanzaghello

Osservando Dante da un’altra prospettiva
Il suo utilizzo in vari periodi storici
  • Dante tra fascismo e Resistenza

    Claudia Castoldi – tesi di laurea su Dante, il fascismo e gli internati militari

  • Dante uomo del suo tempo

    Giancarlo Restelli – ex docente di storia all’ITIS di Legnano

Per rivedere la conferenza: https://www.youtube.com/watch?v=GNW0uaHOKLQ

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Interventi Storia

Dante 700

Segnaliamo il testo di Giancarlo Restelli sul sito restellistoria:

Dante e il potere

Cominciamo con tre aspetti forse non del tutto conosciuti: Dante in realtà si chiamava Durante. Dante era il diminutivo. Non sappiamo che faccia avesse e neppure la grafia con cui scrisse la “Commedia”. Non abbiamo neppure l’originale della “Commedia” autografato da lui. Perdonerete se inizio con i versi più famosi di …

Dante nostro contemporaneo

L’esilio, il profugo: “Povero assai, trapassò il resto della vita dimorando in vari luoghi per Lombardia e Toscana e per Romagna sotto il sussidio di vari Signori” (Leonardo Bruni). Cercheremo di capire quanto le esperienze di Dante negli ultimi vent’anni della sua vita ci parlino del mondo a noi contemporaneo. Il provvedimento …

Dante uomo del suo tempo

“La prima nazione capitalista fu L’Italia. Il chiudersi del Medioevo feudale, l’aprirsi dell’era capitalistica sono contrassegni di una figura gigantesca, quella di un italiano, Dante, al tempo stesso l’ultimo poeta del Medioevo e il primo poeta moderno” (F. Engels, Prefazione all’edizione italiana del “Manifesto del Partito …

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